giovedì, maggio 31, 2007

dell'astensione dalle udienze

L’ultima astensione dalle udienze proclamata sollecita nuovamente uno spunto di riflessione sull’utilità e sulla capacità di questa forma di lotta (così come, al momento, limitata nelle sue modalità attuative: autoregolamentazione, legge sugli scioperi dei professionisti, ecc.) a dare voce alle varie rivendicazioni e proteste della nostra categoria. Riescono ad essere recepite le grida di dolore dell’avvocatura dal mondo politico e dalla società civile?.
Bhè, diciamocela tutta.

La “società civile”, finchè non riuscirà a comprendere che la nostra è “lotta di libertà” per il cittadino, non darà mai seguito alle nostre rivendicazioni: continueremo a non godere del consenso popolare, non illudiamoci!
Il “mondo politico” nulla ha da temere da una categoria che, nelle sue forme di protesta, continua comunque a “partecipare” alla vita giudiziaria laddove ve ne è la necessità (ad esempio, nei processi con imputati detenuti o garantendo la presenza del difensore di ufficio in tutte le evenienze processuali urgenti note); nulla ha da temere soprattutto quando le conseguenze delle astensioni sono state ormai blindate da provvedimenti legislativi o giurisprudenziali che ne annullano gli effetti (sospensione dei termini di prescrizione, di custodia cautelare, ecc.).
L’astensione dalle udienze, che, per inciso, non è “sciopero”, non produce più alcun effetto.
La sensazione è che si debba passare ad altre forme di protesta, l’individuazione delle quali non è semplice. E ciò è dovuto alla vera e sostanziale mancanza di unità, alla mancanza di rappresentatività istituzionale, elementi questi che, insieme, inducono il singolo professionista a non avere il “coraggio” dell’azione-reazione, sia pur essa plateale. E’ possibile oggi iniziare a parlare di ”astensione dalla professione” in alternativa alla “astensione dalle udienze”? E’ possibile proporre un “blocco totale delle attività difensive”, anche e proprio laddove esse siano necessarie ed indispensabili? E’ pensabile riuscire a convincere i colleghi che una efficace forma di protesta debba necessariamente fare i conti anche con il sacrificio della professione, allorquando si rende doverosa pure la rinuncia all’esercizio di tutte quelle attività professionali che esulino dalla partecipazione alle udienze (si pensi, ad esempio, alla redazione e deposito di denunce-querele, memorie, istanze, visite in carcere, interrogatori, e chi più ne ha, più ne metta)? E’ possibile cancellarsi TUTTI dalle liste dei difensori di ufficio e rischiare, ove “precettati”, la denuncia per interruzione di pubblico servizio perchè comunque ci si è rifiutati di patrocinare?
Se il sistema non funziona va rotto!
Se insistiamo (giustamente), ad esempio, a volere una separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri perchè, volendo semplificare, attualmente il pubblico ministero, finquando è “collega” del giudice, nella sostanza non è “parte” del processo, dobbiamo avere il coraggio di non essere nemmeno noi “parte” (unica, sic!) del processo: a quel processo non dobbiamo partecipare, sia esso a carico di detenuti o meno. Perchè se riteniamo che il processo, pur per questo motivo, sia una farsa, allora dobbiamo trarne la conseguenza che di questa farsa anche noi (soprattutto per interessi di bottega!) ne siamo gli attori principali. A danno dell’ultimo anello della catena: l’imputato o la parte lesa, il cittadino sventurato che, comunque, finisce nel sistema giustizia.
Se, ad esempio, ci lamentiamo che oggi il processo di appello sia diventato un mero accordo sulla pena, non altro che un mercato degli anni o mesi di reclusione, o si affronta una battaglia volta all’eliminazione del secondo grado di giudizio di merito perchè ritenuto ormai inutile (o meglio, utile solo ai soliti interessi di bottega), oppure non si partecipa più a questa ennesima farsa.
Se, ancora, ad esempio, ci lamentiamo che ogni qualvolta che si va a bussare alla porta di un pubblico ministero si riceve la risposta che egli non può ricevere “perchè sta lavorando” (e noi che stiamo facendo?) o che “riceve dalle 12 alle 12:30” e sono appena le 11:59, o continuiamo ad attendere supini o la smettiamo di essere suoi interlocutori: ma in tutti i sensi! Hanno o no bisogno dell’avvocato per processare chicchessia? Per loro il sistema funziona se formalmente è perfetto (giudice, pubblico ministero e avvocato): ma se l’avvocato gli viene a mancare, come lo esercitano il potere?
Oggi siamo continuamente schiaffeggiati.
Arriviamo la mattina al Palazzo di Giustizia e, guardando spazi vuoti negli appositi parcheggi, siamo costretti a parcare auto o moto sulla pubblica via o sui marciapiedi in attesa della multa per divieto di sosta: primo schiaffo!
Ci accingiamo a salire nelle torri delle cancellerie con le ascensori e di alcune di esse ci è inibito l’utilizzo perchè dedicate al solo “trasferimento procura”: secondo schiaffo!
Ci avviciniamo alle segreterie della sezione urbanistica della procura della repubblica e troviamo i cartelli che ci impongono, nemmeno ci invitano, di rivolgere la parola al personale solo dalle ore 12:30 in poi: terzo schiaffo!
Abbiamo bisogno di ritirare le copie di un fascicolo, ma queste necessariamente possono essere ritirate solo il martedi e il giovedì dalle ore tot alle ore tot: quarto schiaffo!
Dobbiamo parlare con il sostituto procuratore tizio proprio oggi perchè il suo segretario ci ha detto che è il suo giorno di ricevimento, ma purtroppo, guarda caso, proprio oggi “non può essere disturbato perche sta studiando l’udienza di domani” (e ci viene l’angoscia perchè pure noi dobbiamo studiare l’udienza di domani ma stiamo perdendo tempo in tribunale): quinto schiaffo!
Proviamo ad entrare in camera di consiglio per sapere, almeno, verso che ora potrà essere chiamato il nostro processo, ma ci invitano ad attendere perchè stanno sorseggiando il caffè offerto dal pubblico ministero:sesto schiaffo!
Leggiamo negli atti processuali trascrizioni di intercettazioni di telefonate intercorse con i nostri clienti, irrilevanti sotto il profilo processuale ma comunque non espunte: settimo schiaffo!
Il Pubblico Ministero nella sua requisitoria dice che le eccezioni difensive sollevate nel corso del processo dai difensori degli imputati sono il sintomo “che il processo non si doveva fare” (episodio accaduto realmente): ottavo schiaffo!
Quanti altri schiaffi possono aggiungersi ... Ma è forse arrivato il momento di levarceli dalla faccia?

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