giovedì, maggio 31, 2007

indulto&inutilità dei processi

Già il CSM aveva lanciato l’allarme secondo cui, a seguito dell’indulto, nove sentenze su dieci saranno vane; ma al CSM è consentito fare politica e forzare per un’amnistia lasciando passare la teoria dell’inutilità dei processi e dando per scontato (nel dire appunto che nove sentenze su dieci saranno vane) che i processi servano soltanto ad emettere sentenze di condanna. Quel che lascia perplessi è il pronto intervento, sulla questione, dei nostri (napoletani) rappresentanti istituzional-giudiziari allorquando hanno rilasciato interviste ai quotidiani l’8 novembre 2006: Procuratore Generale e Presidente del Tribunale.
Bhè, forse dal Procuratore Generale, non foss’altro che nella sua veste di rappresentante di una delle parti processuali, l’accenno, nemmeno troppo velato, anzi, all’inutilità della celebrazione dei processi per i quali l’incidenza dell’indulto sarebbe forte, non meraviglia.
Ma se uno dei massimi rappresentanti istituzionali della Giurisdizione, il Presidente del Tribunale, evidenzia che “... saremo (i magistrati) costretti a lavorare a vuoto...” (Il Mattino), “...costretti a lavorare per processi inutili... l’amnistia è di fatto l’unico provvedimento che almeno consente di chiudere i processi inutili e dedicarsi con maggiore intensità a quelli da trattare...” (Il Corriere del Mezzogiorno), il messaggio all’opinione pubblica, peraltro proveniente da fonte qualificatissima, che ne esce è palese: I PROCESSI SONO, appunto, INUTILI.
Ora, le perplessità sono dovute proprio alle ragioni sottese al ritenere inutile il processo. Innanzitutto i latori di tale teoria, si ritiene, individuano il processo necessariamente come un mezzo per addivenire a condanna dell’imputato: dimenticano, forse, che il processo, anche se “indultabile”, sarebbe utile, ad esempio, ad accertare, invece, proprio l’innocenza dell’imputato! Di poi, essi pare intendano il processo solo nella sua accezione di viatico per l’esecuzione della pena detentiva, dimenticando, forse, che, al di là dell’accertamento della verità, esso processo, se pure “indultabile”, potrebbe, ad esempio, riconoscere anche diritti a favore delle parti lese che pur, poverine, una certa aspettativa (non fosse altro di natura economica) nutrono nei confronti della attesa sentenza! Ancora, ed il pensiero vola ad i processi relativi a reati inerenti violazioni edilizie o urbanistiche, dimenticano, forse, che il processo è utile anche per la sua ricaduta sull’assetto del territorio, ecc..
Insomma, diciamocelo francamente: ci avvilisce che la Giurisdizione possa definire pubblicamente inutile il processo; ci avvilisce che la Giurisdizione possa ritenere rilevante solo l’esecuzione della pena e non l’accertamento della verità processuale o dell’innocenza dell’imputato; ci avvilisce che la Giurisdizione non ritenga il processo utile alla tutela delle parti lese; ci avvilisce che i Giudici possano essere assaliti da un senso di inutilità del proprio lavoro solo perchè la loro sentenza di condanna, in nove processi su dieci, non troverà esecuzione. Far passare la teoria che un processo, solo perchè “indultabile” è inutile diviene operazione pericolosissima: si rischia di ingenerare nella convinzione di tutti l’inutilità dei processi in cui il giudice potrà concedere la sospensione condizionale della pena o l’inutilità dei processi a “rischio prescrizione”, per voler essere provocatori ...
Ci avvilisce dover partecipare a processi inutili. Ci avvilisce dover partecipare a farse. O, forse, se l’opinione pubblica ha ben capito il messaggio, ci avvilisce non essere più parti processuali anche perchè non più chiamati dal cliente: certo ... se il processo è inutile ...

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