Sul forum del sito della U.C.P.I. si discuteva di “pena di morte” e “giusto processo” ed anche della possibilità di celebrare il cosiddetto “processo al nemico”. Mi è parsa opportuna questa breve riflessione:
<>, risponderei con un'ulteriore domanda: in una società in cui si devono annoverare (prima o dopo una data svolta storica) vincitori e vinti è mai possibile parlare non solo di "giusto processo" ma in assoluto di "processo"? La vittoria (o la stessa classificazione "vincitori e vinti") presuppone una "guerra", quantomeno una fase patologica di una democrazia; e può esservi un processo, un "giusto processo" senza democrazia? Non è processo nè quello che celebrarono gli attuali vinti nei confronti dei vincitori nè quello che celebrano oggi i vincitori nei confronti dei vinti. Non è stato certamente "processo" (e men che mai, appunto, "giusto processo") la farsa di Norimberga così come non lo sono state le altre farse di cui è piena la storia. Quelle farse che vengono definite processi sono utili solo a tentare di dare legittimità a punizioni che la guerra, sia essa giusta o sbagliata (se mai si può definire tale una guerra) impone. Non è meno ipocrita chi giustifica determinate atrocità con i luoghi comuni secondo cui in guerra tutto è ammesso? Non potrà mai esistere un "processo" quando protagonisti e parti si chiamano vinti e vincitori.>>
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