martedì, giugno 12, 2007

...quel giugno del 1877...

Era ormai scoppiata l’estate in quel giugno del 1877 ed il Capo della CriminalRoom di Penalpolis aveva una “gatta da pelare”.
Non che se ne fregasse più di tanto, egli, principe del foro di datata esperienza ed eccellente avvocato (nella pura accezione del brocardo, non latino ma, americano secondo cui “un buon avvocato è colui che conosce le leggi, un eccellente avvocato è colui che conosce i giudici”) ormai poteva tranquillamente limitarsi a godere l’estate sulla comoda barca.
Ma aveva promesso a qualche amico magistrato
che quella astensione degli avvocati dalle udienze, da egli proclamata, non si sarebbe ripetuta. Certo, c’era bisogno di qualche segnale positivo proveniente dalla magistratura; non fosse altro che le ragioni della indetta forma di protesta erano sacrosante.
Ed il segnale positivo era necessario sia per tranquillizzare i peones locali sia per mostrare la propria forza contrattuale ai rappresentanti nazionali della CriminalRoom che erano stati invitati a partecipare alla prossima assemblea.
Quel segnale positivo arrivò, ovviamente, grazie alla promessa che la protesta fosse rientrata: la Magistratura di Penalpolis aveva partorito un documento.
Ma quel segnale restava, nelle forme e nei contenuti, ambiguo, scritto in politichese; ed il malcontento degli avvocati di Penalpolis non si placò affatto. Anche perchè era, nel frattempo, iniziato un bracciodiferro con altra entità corporativista del palazzo (che per rimarcare le proprie rivendicazioni sindacali, invece di prendersela con chi di competenza, pensò bene di dichiarare guerra all’Avvocatura).
Il momento era, quindi critico: c’era un’assemblea che incombeva, una classe forense esasperata, una rappresentanza nazionale della CriminalRoom che, una volta invitata, bisognava ospitare senza fare brutte figure, una magistratura che attendeva il rispetto delle promesse fatte.
Fu allora che il Capo decise di ricorrere, nuovamente, all’ausilio del Gatto e della Volpe, anch’essi avvocati di datata esperienza.
Il Gatto (che in comune con il Capo aveva l’amicizia con il più ambiguo fra i magistrati di Penalpolis, il Burattinaio) era così chiamato per le sue caratteristiche graffianti e perchè facile, nello scontro, ad immobilizzarsi con il pelo a spazzola e rosso livido fino al momento dell’esplosione verbale.
La Volpe (che, alle origini, aveva diviso, con il Capo, il Maestro) doveva il suo appellativo alla furbizia con cui aizzava il Gatto al fine di sorreggere le sue filosofiche elucubrazioni. Il duo era un tandem collaudato. Non per niente, anche grazie al Capo, era arrivato a spartirsi le presidenze di due altri organismi forensi.
Il Capo invitò il Gatto e la Volpe a partecipare all’incontro, preliminare all’assemblea, con i rappresentanti nazionali della CriminalRoom: doveva istituzionalizzarli per dar loro credibilità per quanto si andava architettando. Non prima, però, di averli ben educati per l’occorrenza.
Spiegò loro che egli, come Capo, non poteva rischiare di presentarsi in assemblea con una mozione in linea con le aspettative della magistratura; nè poteva esporsi a presentare personalmente una mozione contraria a tali aspettative. Era, cioè, necessario che una (unica) mozione di continuità nella protesta (notoriamente auspicata dalla maggioranza dell’avvocatura) fosse proposta proprio dal duo del Gatto e la Volpe e che a tale proposta non se ne contrapponesse comunque una di segno contrario del Capo. Una sola proposta in votazione per poter poi dire: io la promessa la volevo pur mantenere, ma...; e nel contempo, non cadere in minoranza!
Il Gatto e la Volpe, in puro ossequio del gioco di squadra, obbedirono ed eseguirono: in assemblea proposero la mozione.
Ma qualcuno ebbe la prosopopea di credere di aver capito il gioco. Ed invitò il Capo ad uscire allo scoperto: almeno per esplicitare la sua linea politica, la sua specifica posizione in merito. Ed il Capo, forse stanco (in altri momenti nessuno sarebbe riuscito a farlo cadere in errore), manifestò il suo pensiero. E finì in minoranza ...
Non senza però qualche solito tentativo di temporeggiamento volto a ritardare la votazione e portato a termine anche aizzando qualche suo accolito che, al grido incessante vecchi ... vecchi ... vecchi ... vecchi!, non riusciva, però, non solo, come al solito, a farsi comprendere, ma, stavolta, a prendere pur solo la parola ... poverino.
... e qualcuno diceva "continua..." ...


N.B. – ogni riferimento a fatti o persone realmente accaduti o esistenti è puramente casuale

1 commento:

Anonimo ha detto...

La ringrazio per Blog intiresny